L’albero di Shel Silverstein, il rapporto tra uomo e natura

Ieri è stata la Giornata Mondiale per l’Ambiente e credo che, tra i libri della nostra biblioteca, non ci sia storia migliore per renderle omaggio di The Giving Tree di Shel Silverstein, tradotto in italiano come L’albero. Purtroppo nel titolo italiano manca la parola chiave: giving, dare. Perché il cuore di questo libro è proprio l’atto del dare, del donare generosamente e spontaneamente. A donare è l’albero, e per estensione la natura tutta, a ricevere, a prendere, è l’uomo.

Eppure, all’inizio anche l’uomo, da bambino, donava. Donava affetto, amicizia, fedeltà all’albero. Così inizia questa storia. Un bambino e un albero diventano grandi amici. Il bimbo torna ogni giorno a giocare con l’albero, si arrampica e si dondola aggrappato ai rami, sgranocchia le sue mele e quando è stanco si addormenta all’ombra della sua folta chioma. Il bambino e l’albero si divertono insieme, si abbracciano, si vogliono bene.

Ma il tempo passa, il bambino diviene adulto e tutto cambia. L’ormai ragazzo passa sempre meno tempo con l’albero, ormai ha altri amici, altri pensieri. Il ragazzo cresce e dell’albero si dimentica. Solo dopo alcuni anni torna da lui, che si riempie di gioia non appena lo vede e lo invita ad arrampicarsi sui suoi rami e a mangiucchiare le sue mele come faceva in passato. Ma il ragazzo si lamenta dicendo che ormai è grande per queste cose, che in realtà ha bisogno di denaro per comprare cose e divertirsi. L’albero allora gli offre le sue mele che, vendute in città, potranno fruttargli abbastanza denaro e renderlo felice. Il ragazzo prende tutte le mele e se ne va.

Altro tempo passa senza che l’albero riveda mai il suo amico. Il ragazzo, ormai diventato uomo, si fa vivo improvvisamente e l’albero gli dimostra la sua immutata felicità. Di nuovo lo esorta a giocare insieme come quando era piccino e di nuovo lui rifiuta, dicendo che è troppo occupato per arrampicarsi sugli alberi, che vuole comprare una casa per sposarsi e mettere su famiglia. L’albero gli dice che non può comprargli una casa, ma che può dargli i suoi rami per poterne costruire una e così essere felice. L’uomo prende tutti i rami e se ne va.

L’albero rivede il suo amico dopo molto, molto tempo. L’uomo, ormai diventato anziano, torna con una nuova richiesta. Declina il consueto invito a giocare insieme dicendo che è troppo vecchio e triste per giocare e che vuole solo una barca per poter andare via lontano. L’albero non ha una barca da dargli, ma il suo tronco con cui poterne costruire una e così essere felice. Il signore taglia il tronco e lo porta via.

L’albero ormai, non più albero, è solo un vecchio pezzo di tronco. L’anziano signore si fa vivo nuovamente, ancora più anziano, e l’albero questa volta lo accoglie dicendogli dispiaciuto che non ha più nulla da offrirgli, perché è rimasto senza mele, né rami, né tronco. Non ho bisogno di molto, risponde l’anziano signore, solo di un luogo tranquillo dove sedere e riposare. E così il vecchio pezzo di tronco accoglie, felice, il suo amico di una vita, che gli si appoggia silenziosamente.

Triste? Sì, è vero, è una storia triste. E anche un po’ crudele nel rappresentare in modo così tagliente il rapporto che l’uomo intrattiene con il mondo naturale, un rapporto egoista, rapace. È anche un po’ amara perché l’uomo riscopre l’albero solo alla fine, da anziano, affidandosi nuovamente a lui per soddisfare un bisogno di pace e serenità, non più bisogni materiali come ha fatto per tutta la vita adulta. Ma è anche dolce e commovente, quando tratteggia il sentimento così libero e sincero che unisce il bambino e l’albero, l’abbraccio che si scambiano, l’affetto che si dimostrano vicendevolmente e, non da ultimo, la fedeltà inscalfibile dell’albero nei confronti del suo amico che viene riaccolto sempre con generosità, senza giudizio.

Alcuni potrebbero pensare di voler evitare una storia del genere al proprio figlio, proprio per la sensazione di tristezza che si avverte a fine racconto. Eppure la tristezza è un’emozione umana, con cui tutti abbiamo a che fare nella vita, è fisiologica, e anzi positiva e funzionale – lo mostra benissimo Inside Out, il cartoon della Pixar. Nasconderla ai bambini non solo non è possibile, ma non è nemmeno formativo. È vero che pervade le pagine di questo libro ma lo fa raccontando una storia profondamente educativa, che può spargere i primi semini di un rapporto con la natura positivo, rispettoso, armonico. Credo non sia poco ed è per questo che The Giving Tree, pubblicato per la prima volta nel 1964, è uno di quei libri che attraversa gli anni senza invecchiare, con un messaggio sempre attuale.

Per chi pensa di proporlo in inglese, mi sento di consigliarlo perché il linguaggio è semplice, diretto con parole che si ripetono e quindi facilmente comprensibile.

Titolo: The Giving Tree

Autore: Sheil Silverstein

Edizioni: Particular Books

Tema: la natura, il rispetto, l’empatia

Da leggere: per educare nell’amore e nel rispetto verso l’ambiente

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